Usava sempre la stessa password.
Non fu difficile recuperare
la chiave d'accesso per le segrete
carte che accumulava nell'orario
d'ufficio, ma non dite che rubava
tempo al lavoro, non dite che andava
punito. Quel che abbiamo ritrovato
dopo la sua scomparsa, il gran tesoro
nascosto dentro i cassetti elettronici
della sua postazione è come un dito
puntato verso l'avvenire, un dito
che smaschera la nostra indifferenza,
una ferita che riporta a galla
quell'incapacità di compatire
chi ha fatto un po' di conti con la vita.