pensieri analogici al rallentatore

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28/02/2005
Sempre troppo tardi

 Chiudere la porta piano cercando
di non turbare il sonno di chi dorme.
Con le spazzature scendo le scale:
prendo la bicicletta per un giro.
Fuori la nebbia che sfuoca i contorni
delle cose mi riporta alle orecchie
la catena sul manubrio che sbatte,
le scarpe che rimediano all'ultimo
l'arresto al punto giusto.
Le chiavi, anche le chiavi suonano
(non chiamo rumore quel tintinnare
di slitta). E mi piace fermarmi quando
la luce che filtra tra i ramoscelli
o tra le maglie strette di una siepe
proietta verso me soffiando i raggi.
È un gesto che mi ricorda un film
dove sono io l'attore che cerca
di evitare sensori antirapina
e raggi infrarossi con la loro
ragnatela invisibilmente tesa
contro il male.
                           Due gatti si avvicinano.
Uno si affaccia da una ringhiera
e salta scattando sul marciapiede,
l'altro, attraversata in fretta la strada
lecca il muso al compagno e si strofina.

Come sempre a metà strada vorrei
essere già a casa, dentro al letto.
Invece torno sempre troppo tardi
e mi consola solo il ritrovato
tepore delle stanze, il chiacchiericcio
indistinto della TV accesa,
il respiro ritmato di chi dorme,
lo schiocco poi del monitor che accendo.
(11-gen/ 28-feb  2005)

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lettera35

26/02/2005
La luce del sole

 Mi manca la luce del sole. Sempre chiuso tra queste quattro mura con la mia finestra sul mondo sempre accesa di fronte agli occhi. Mi manca l’estate, passeggiare senza l’orologio per i boschi in cerca di sassi dalle forme strane e di insetti meravigliosi. Quando mi guardo allo specchio non mi piace il colore che vedo. Spero sempre che qualcosa cambi ma niente, esco solo quando la sera diventa notte e le prime stelle sono già al loro posto. Inoltre fa freddo, cosa che non mi spiace, ma non basta per chiamarmi felice.

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terra terra

20/02/2005

Le spugne secche
Ancora una partenza controvoglia,
senza spirito d’avventura, senza
cuore.
         La storia del gigante scalzo
non ho ancora finito di inventarla:
è sospesa nel battito di un’ala
ma non ne vuol sapere di volare.

Come fate voi a dormire la notte
sentendo il grido duro degli ostaggi?
Ridotte a spugne secche nel deserto
le vostre mani grattano la pelle.

Postato da: L35 | link | commenti (5) |
lettera35

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