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31/03/2004
Il ragazzo (VII) Il...

Il ragazzo (VII)

Il vecchio, a piccoli scoppi di voce, che parla una lingua incomprensibile a me che lo guardo. Gli risponde la vecchia, alzando dalle pagine del giornale gli occhi deboli.
Hanno trovato la loro piccola galleria del vento: un posto all’ombra dove riposare la vita.
È questa la differenza tra le loro spalle ricurve e le mie…
Padre e figlio corrono inseguiti dai cani.
Le palme, ovunque io guardi, le palme. Le palme ed il mare scosso dal vento, fortemente ritmato delle onde sugli scogli che sbattono.
In che posti ti avrei portata…
In che posti mi avresti conosciuto…
Solo qui ritrovo il mio essere “nato dal mare”, in questa città di vecchi e di cani dove i tuoi giovani occhi si sarebbero sentiti a loro agio.
Se non altro compresi: nelle girandole composte dal vento, volti che scolorano, corpi che cadono a terra, ai piedi delle palme.










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30/03/2004
Il ragazzo (VI) Gli...

Il ragazzo (VI)

Gli alberi si sono moltiplicati. Anche la loro altezza è salita ed io con loro. Le spalle al paese, davanti: le cime e il sole sempre. Bambini che si devono “fermare dove c’è il signore che sta leggendo”. Ordine prontamente eseguito.
La loro corsa scomposta cessa barcollante e curiosa ad un metro dai miei occhi. « Come vi chiamate? - bambini - Come vi chiamate? ».

Il sole che a tratti riscalda la pelle. La pelle riscaldata è pronta a partire. Se mi avvicino al terreno e guardo l’erba alta del prato mi sembra di essere in una foresta. Giungla di insetti che questa volta non oso infastidire. Io, insetto con loro, li sento amici in questa festa di compleanno dei bambini.

«Camminate lungo il sentiero. Non uscite perché l’erba è bagnata… ».

…e se domani uscendo per la strada la gente riconoscendomi mi indicasse col braccio teso e il  dito puntato, credo cercherei un rifugio.



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27/03/2004
Il ragazzo (V) Qual...

Il ragazzo (V)

Qual è il significato nascosto del mio entrare nell’ombra del bosco?
Chiudere gli occhi solo per sapere se sono capace di riaprirli. Stringere il pugno per poi farlo andare in alto e lanciare un saluto a vuoto.
Entrare nel bosco è “perdersi e ritrovarsi”, è “salita e discesa” fuse finalmente nel sentiero di foglie secche.
Chinarsi per raccogliere un fiore ma poi lasciarlo al suo posto non a caso e per caso.
Percorsi non visti - non previsti - moltiplicati da chi scrive.
Ma chi tiene questa penna che scrive?
O è la penna a reggere in piedi la persona?
Fenomeno mai osservato prima d’ora…
La foglia regge l’albero, l’albero innalza la collina, la collina si schiaccia per far vivere la pianura che piano si fonde con il mare.
« …il mare è il cielo caduto per il desiderio di essere luce ».
Chi ha scritto questo?
« Povero mare condannato a eterno movimento ».
Non sono stato io. Non ricordo…
« E il povero uomo è un angelo caduto… »
Come finiva?
« …la Terra è il probabile Paradiso perduto ».
Entrare nell’ombra del bosco è entrare nel giardino proibito. Qualsiasi cosa io possa trovare laggiù - un’onda di vento forte magari - sarà buona finalmente.


















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26/03/2004
Il ragazzo (IV) Ade...

Il ragazzo (IV)

Adesso!
È questo il momento di cominciare a scrivere. Di schiacciare una formica sotto il piede scalzo dopo averla allontanata con un dito. Di ascoltare il canto della cicala sull’albero di destra, prima che taccia.
Ecco, ha smesso. Sono tornato al silenzio. Solo la mia ombra sulla terra bruciata dice che esisto ancora.
A chi parla la cicala? non è dato saperlo. Se non capisci significa che non è codice creato per te.
Non conoscere i nomi degli alberi è triste, e su questa terra secca è sicuramente passato da poco un cavallo.
Qui non c’era la guerra. Ci ho pensato io a portarla. L’ho caricata nella bisaccia, la bisaccia nella macchina e io con loro, strisciati per la strada fino a questa terra bruciata. Se riuscissi a vedermi dall’alto non distinguerei tra terra e terra. Due universi confusi e banalizzati da una visione a volo radente.
La vita : forse la sua parte più bella è il dormire?
scriviamo allora : « …il ragazzo stese il telo sul mare dell’erba secca, spinse la visiera del cappello da sole sugli occhi e subito si addormentò. Sognò. Sognò di essere seduto come su di un trono sulla spalliera della panchina di legno. Prese la penna, il blocco dei suoi appunti e cominciò a scrivere : “Adesso! È questo il momento… ».

…questa è una strada che porta al nulla. Questo è il nulla.
Abbagliato dal sole che ora stampa la mia ombra un po’ più a sinistra del cuore, un po’ più lontano dagli alberi senza nome e dal codice segreto delle cicale.
Non si può vivere continuando a schiacciare le formiche con i piedi scalzi. Non è giusto e ne occorrerebbero troppi. Quelli che ho dovrebbero bastare per risalire il sentiero segnato dalle impronte del cavallo.











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