MARZIA
*
Ma questa non è Marzia
rinchiusa nella teca
separata nel corpo
dal mondo che la guarda.
È forse Maddalena
rinata dalle lacrime
sputate sulla strada
che più non la incatena.
*
Marzia cammina lenta
per la strada. Ritrova
le sue chiavi perdute
che sola può capire.
*
Un tempo entravi in chiesa
con le persone serie
facevi comunione
dicevi le preghiere.
*
Nascondi i tuoi gioielli
dall’occhio che sorprende
la vita che volevi
e che più non aspettavi.
*
Se papà ti vedesse
allacciata a quel tipo
che ti tiene la mano
e poi piano ti tocca…
*
Adesso sei matura:
la dura vita arriva
oppure si prolunga
l’allegra libertà?
Rinchiusa nei pensieri
tra i poster della stanza
fai spazio ai libri seri
dell’università.
*
Difficile capire
perché - con tutti i maschi
che girano nel centro -
con loro non t’infraschi.
Ma con Sandra, con Sandra
è un’altra cosa. Rosa
senza spine, capelli
fino al culo fatale.
*
Io non so dove abita
lei, ma la stanza è vuota.
C’è soltanto un vestito,
alla finestra un fiore
appassito che muore,
le scarpe consumate,
foglie di un diario
finito, con le pagine
strappate.
*
Il cuore mi è sfuggito:
se n’è andato da Marzia.
È quello il suo rifugio
e non gli do divieto
alcuno.
Andrò a cercarlo un giorno,
sicuro di stanarlo.
Se tremi sono il fuoco:
ti tocco con un dito
e incendio ciò che vedo.
Salire sulla Panda
con le lucide scarpe
nere come la notte
di plastica bruciata.
*
La serata è finita
- parte un ultimo sguardo -
Marzia scende dall’auto
senza averla capita.
*
Una foto sfuocata
ti ricorda una gita
nel giardino di ghiaia.
La città senza nome
giace dentro la teca.
Non si tira la corda.
Non si cerca conforto
nell’ingrata famiglia
dei compagni di scuola.
Te la vivi da sola
l’avventura di un giorno.
È il ritorno che cura
le ferite profonde
che non sembrano gravi,
che poi male non fanno
se a leccare le impari.
SCORRETTEZZE: 1
Non conoscevi ancora questo lato
più mio di tanti altri che hai veduto;
cercato quasi apposta, anzi, voluto
più che desiderato.
Potevo farti perdere del tempo:
una caccia al tesoro senza fine.
Volevo farti perdere del tempo
mio fiore di cortile.
Invece la nebbia è scesa prima
quest’anno.
Non mi accorgo se succede
veramente quel che il cuore prevede
nelle notti di ottobre.
Io e te allo specchio siamo due persone diverse. Spostate più a destra di chi sarebbe contento di vedere due occhi solamente attorno ad un naso. Qui si delineano invece due teste. Forse chiedere consiglio alle stelle sarebbe la soluzione migliore ma non riesco a vedere e ti pizzico con frasi stupite. Forse non guardavo te mentre mangi ma solo quello che tu rappresenti. Tutto quello che non ho mai avuto. Tutto quello che ho cestinato guardavo. Una testa con due occhi dietro allo specchio della mia anima tu, tu sul foglio, sullo sfondo di stelle che mi vede ancora solo, a graffiare parole con l’unghia della mia biro. Capotavola. Gli opposti formano il finito e l’infinito. L’indefinito se mi mandi via, se ti tratto male e poi ci si lascia come al solito senza niente in tasca. Così posso poi riverniciare questa facciata che si scrosta ad ogni occhiata. Da rifare sulle stesse fondamenta la casa? La vita? Tu spontanea che corri e disegni, che chiedi e dimentichi, che giochi, sorridi, entri senza bussare e poi esci sbattendo la porta, tu che rientri poi senza pulire le scarpe. Tu che esci lasciandomi accesa la luce. Io ti consumo pensando, io mi consumo dormendo.